martedì 12 gennaio 2021

Quella mera esigenza di ripristino della legalità

 

Quella mera esigenza di ripristino della legalità

 


Viviamo tempi difficili: bella scoperta, diranno in molti.

In verità non è una scoperta recente, di immanente c’è la constatazione sorprendente che anche i gangli istituzionali sono assuefatti ad ogni sorta di spregiudicatezza.

Una cooperativa sociale di produzione e lavoro gestisce un asilo comunale, con un contratto stipulato e registrato a seguito di una gara d’appalto vinta. La Cooperativa assume personale per garantire x posti/alunno, secondo le rigide regole che disciplinano il settore: tot educatrici, tot cuoche, tot guardarobiere; tot addette alle pulizie, tot tot tot.

La Cooperativa ha l’obbligo di mantenere quel personale indipendentemente dal numero dei bambini frequentanti ed il Comune ha l’obbligo di pagare vuoto per pieno per quel numero di posti da garantire.

La storia procede per 13 anni, finché il Comune decide, unilateralmente di ridurre la retta del 30% (l’asilo comunale nel centro città era inagibile e la nuova, si fa per dire, sede dell’asilo era una fatiscente palazzina di periferia dove si era registrato il fuggi fuggi). Meno entrate per 14.500 euro al mese ma le stesse uscite perché le Coop. Sociali non possono licenziare. Il sindaco, meschino, riconosce in un incontro in Prefettura la gravità della situazione, con lui ci sono i dirigenti del Comune, i sindacati dei lavoratori, i responsabili della Cooperativa, il Presidente del Consiglio Comunale: trovato e sottoscritto l’accordo. Il Comune riconoscerà la differenza di 14.500 euro al mese sino all’espletamento della nuova gara d’appalto. Ma è un impegno farlocco, cui ne segue un altro sempre in Prefettura sempre con accordo sottoscritto, sempre con tutti gli attori del caso, sempre disatteso totalmente, sempre farlocco!

Gli stipendi arretrati cominciano ad essere troppi, una raffica di decreti ingiuntivi blocca del tutto la liquidità della cooperativa ed il Comune, giustamente, minaccia di revocare (o meglio di non prorogare) l’affidamento dell’appalto. Sarebbe la chiusura della cooperativa ed il licenziamento di tutte le lavoratrici dopo trent’anni di onorato servizio. Quando tutto sembra perduto, incredibilmente, si riparte dalle socie/lavoratrici. Votano un nuovo assetto amministrativo, votano un piano di risanamento aziendale, si impegnano a dare “respiro” alle finanze rinunciando ad una intera mensilità e impegnandosi a non adire le vie legali se gli stipendi arretrati non superano le tre mensilità.

Si tenterà di ottenere dal Comune quanto promesso, per recuperare anche le tre mensilità ancora in arretrato e per arrivare al nuovo affidamento dell’appalto che, anche se non vedrà la cooperativa aggiudicataria, permetterà alle sue dipendenti di non perdere il lavoro poiché vige l’obbligo del vincitore di assumerle: la c.d. “Clausola Sociale”.

Per “blindare” l’accordo, l’avvocato di alcune dipendenti propone di ratificarlo in sede sindacale e così avviene. Tutte la socie/dipendenti si recano presso il sindacato e firmano, l’intesa: presente il rappresentante sindacale, gli avvocati, le socie/lavoratrici. Tutte tranne una che impossibilitata da improvvisa malattia, non firmerà neanche dopo essere rientrata in salute.

Per otto mesi tutto fila liscio, la cooperativa eroga 13 mensilità ed il bilancio passa da 150 mila euro di perdita a pareggio. Sembra un miracolo ma dura poco.

Otto socie/lavoratrici (sette sottoscrittrici dell’accordo e quella impedita a farlo dall’improvvisa malattia) impugnano l’accordo sindacale: dicono di essere state costrette a firmare. L’avvocato, quello stesso che aveva redatto l’accordo, fornito la giurisprudenza che ne accreditava la legittimità, proposta la ratifica in sede sindacale, presenziato all’assemblea dei soci ed alla firma dell’accordo dal sindacato, le patrocina in sede giuslavoristica (raffica di decreti ingiuntivi) e presso il Tribunale delle Imprese (impugnando l’invalidità dell’assemblea dei soci in cui le sue assistite avevano votato favorevolmente il testo che egli stesso (avvocato) aveva predisposto.

Una truffa premeditata e cinicamente attuata che riporta in rosso i conti della cooperativa, bloccando ogni liquidità. Ma non basta! Quando si prende la china…

L’avvocato e le Sue assistite che si dimettono senza nemmeno concedere il preavviso, chiedono e ottengono altri decreti ingiuntivi per il pagamento del Trattamento di Fine Rapporto, il TFR. Ma anche questa è una truffa, perché il TFR veniva corrisposto mensilmente: lo documentano 2.700 cedolini paga che la cooperativa presenta al giudice del lavoro e vengono ignorati. Lo documentano trent’anni di bilanci ufficiali depositati in camera di commercio. Lo testimoniano i consulenti che hanno curato l’amministrazione della cooperativa e l’amministrazione del Personale: provvisoria esecuzione!

A questo punto, alla cooperativa ed alle socie/lavoratrici rimaste che, da un giorno all’altro hanno dovuto sostenere anche il peso del lavoro abbandonato dalla sera alla mattina dalle loro ex colleghe: non un solo giorno di disservizio o un solo accenno di difficoltà è stato lasciato passare al servizio prestato; non è rimasto che l’atto più difficile; la denuncia penale contro l’avvocato spregiudicato e le ex-colleghe diventate spregiudicati ladri con destrezza.

Qui, viene il peggio, la mazzata più dura.

Il PM, dopo pochi giorni dalla ricezione di una querela argomentata con 2.800 pagine di evidenze probatorie, chiede l’archiviazione scrivendo: “… si sofferma dettagliatamente ad evidenziare le modalità truffaldine con le quali - a suo dire - sarebbero stati presentati ricorsi per decreti ingiuntivi per il pagamento del TFR dalle ex socie, rappresentate dall'avv. ……., nonostante il legale e le sue assistite fossero consapevoli del fatto che il TFR veniva erogato quota parte in busta paga e nonostante per parte delle somme pretese fosse stato già azionato un pignoramento presso terzi in precedenza…

Il Giudice del Lavoro, scrive il falsamente in sentenza che gli accordi sindacali non sono firmati dal sindacalista… riconosce alle ricorrenti le somme richieste comprensive dei contributi e degli oneri fiscali già versati dalla cooperativa… si dimentica persino di sottrarre loro le somme versate “banco iudicis”… sbaglia nel calcolare le spettanze che lui stesso aveva stabilito per l’avvocato (riconosce cifre superiori)… Il Giudice dell'esecuzione riconosce il doppio delle spese per una stessa sentenza...

Praticamente hanno spogliato la cooperativa di tutto ma non della dignità delle socie rimaste, degli amministratori che hanno compiuto un (mezzo)miracolo che diventerà intero quando si svolgerà il processo penale che condannerà l’avvocato e le sue assistite per le truffe e gli altri reati che hanno commesso.

Poco meno di quindici anni fa, il Direttore Generale della Pubblica Istruzione, pronunciò un famoso “verdetto amministrativo” a proposito di un concorso truccato che la magistratura aveva scoperto, processato e condannato ma non aveva cambiato i vincitori e premiato i ricorrenti. Le sue parole suonano attualissime: “L’annullamento di un atto, non può fondarsi sulla mera esigenza di ripristino della legalità”. Sono attuali per il Procuratore ed il suo Sostituto, per i Giudici del Lavoro, per il Giudice dell'Esecuzione: il mero ripristino della legalità esprime perfettamente il loro pensiero ed ispira il loro operato negligente, neghittoso, trascurato, sciatto!

Si prendano pure tutto, con la truffa, con la complicità o la neghittosità di pochi e isolati magistrati, con la trascuratezza e l’indolenza di chi preferisce girare la testa.



Noi continueremo a difendere la credibilità dello Stato che ha nel ripristino della legalità il compito più alto, quello che rende effettiva l’uguaglianza dei cittadini davanti alla Legge, cioè garantisce lo stato di diritto nel quale vogliamo vivere e per farlo non possiamo smettere di costruirlo.

Filippo de Lubac

venerdì 4 settembre 2020

Luca e Marirosa sono nostri

 Anni fa, in un processo che vedeva imputati un giornalista ed il direttore della testata, per un articolo che parlava della tragica morte di Luca e Marirosa, l'avvocato che li difendeva disse nell'arringa finale che quei morti non appartenevano solo ai familiari e che la domanda di verità e di giustizia era proprietà di ogni uomo che avesse la sensibilità di uomo, prim'ancora che di cittadino.

Oggi, come allora e (forse) più di allora questa affermazione è attuale.

Olimpia, madre di Luca, non può arrendersi ma anche noi non possiamo arrenderci alle cose da fare, alla negligenza ed alla neghittosità di alcuni, al quieto vivere di molti.

Devono essere stati un inferno, questi 32 anni per chi sa, per chi tace, per chi non ha mai chiesto perdono: non è più una questione di "giustizia", di sentenze, di condanne, di archiviazioni. E' che bisogna tornare a guardare i propri genitori ed i propri figli, gli amici, i vicini da uomini liberi.

E' il tempo di riconquistare la libertà.



lunedì 2 gennaio 2017

Ciocchéggiusto - novelle di giudici, avvocati e imputati.


Presentato il nuovo libro di Nicola Piccenna alias Mattia Solvéri: "Ciocchéggiusto" - novelle di giudici, avvocati e imputati.
Uno sguardo sulla libertà di stampa e sul rispetto dell'art. 21 della Costituzione Italiana e sulla battaglia in loro difesa da parte di uno sparuto gruppo di giornalisti, avvocati e cittadini "comuni" o, come preferirono dire alcuni poveretti, "quisque de populo".


Per chi non avesse potuto seguire la presentazione del 17/12/2016, finalmente è disponibile la registrazione audio/video dell'evento per singoli interventi oppure in unico filmato. Tutti accessibili attraverso youtube:

Primo Intervento: Federica Sciarelli (durata 4’:25’’)

Secondo Intervento: Pino Aprile (durata 3’:35’’)

Terzo intervento: Gianloreto Carbone (durata 21’:33’’)

Quarto intervento: Alessandro Sisto (durata 6’:40’’)

Quinto intervento: Leonardo Pinto (durata 19’:17’’)

Sesto intervento: Enzo Iacopino (durata 16’:14’’)

Presentazone “Ciocchéggiusto”: video integrale (durata 1:39’:41’’)


Il libro è in distribuzione presso:
Libreria Di Giulio - Via Dante Alighieri 61 - 75100 Matera

Libreria dell'Arco - Via delle Beccherie 55 - 75100 Matera

martedì 22 novembre 2016

Ciocchéggiusto - Il nuovo libro di Mattia Solvéri alias (Nicola Piccenna)


“Un bene raro”
E di cosa poteva scrivere Nicola Piccenna, lasciando perdere, una volta tanto, notizie a querela incorporata, ognuna materiale per dieci cause che hanno il solo scopo, pare, di fargli smettere di scrivere? Di qualcosa che abbia a che fare con avvocati, tribunali, testimoni, rinvii e liturgie giudiziarie, ciocchèggiusto!
A giudicare dalla scioltezza del racconto, la naturalezza con cui si muove in quegli ambienti, si direbbe che Piccenna non solo non ne venga intimidito (come accade a me e ad altri), ma eccitato: l'aria dei palazzi di giustizia per lui è il drappo rosso del torero; se non ce lo tirassero dentro la necessità di cercare fatti degli altri e tutelare i fatti suoi, credo che ci andrebbe lo stesso. Perché? Perché sì. Sono pronto a scommettere che se ha voglia di un caffè, va nel bar dentro il tribunale e non in quello fuori; e se dice che lo fa perché il caffè lì è più buono, anche se notoriamente una ciofeca, è perché davvero gli sembra migliore, tutto un altro gusto, ciocchèggiusto!
Poi capisci la differenza: lui la legge la vede come un utensile, non strumento di giustizia; i magistrati non hanno toga, ai suoi occhi, ma gli appaiono in costume da bagno, umanità imperfetta e difettosa come tutti, spesso guastata dalla sensazione di aver potere insindacabile sulla vita degli altri. Alla fine, valutati solo e sempre per le loro azioni da uomini e donne: onesti o no, corretti o no, lodevoli per tutta la giustizia che riescono a rendere tramite le leggi a disposizione, ciocchèggiusto; condannabili per tutta la giustizia che riescono a negare, usando le stesse leggi o legalmente calpestando il loro ruolo esercitandone la funzione, ciocchènonèggiusto.
Non, ruoli, non funzioni, ma sempre e solo persone, impegnate in quella che è missione per alcuni, occasione di potere per altri, in una rappresentazione che muta il tribunale in teatro e gli officianti in attori. Con i loro difetti, i caratteri, le miserie e la nobiltà. Ognuno la sua parte; tanto che protagonista possa diventare, talvolta, una figura secondaria, un caratterista che s'impone in virtù dei propri difetti, così gridati da rendere superflui altri valori, che pure sarebbero più utili in quelle aule e quei corridoi, ciocchèggiusto, ma raro. (Pino APRILE)

SABATO 17 DICEMBRE 2016
PRESIDENT HOTEL - VIA ROMA, 15 - MATERA
10:00 UN BENE RAROPino Aprile
10:20 GIORNALISMO SOTTO PROCESSO – FEDERICA SCIARELLI
10:40 ANEDDOTI GIUDIZIARI (E NON)Nicola Piccenna – GIANLORETO CARBONE
11:00 INTERVENTI - LEONARDO PINTO – ALESSANDRO SISTO
11:30 CONCLUSIONI - Enzo Iacopino

domenica 2 ottobre 2016

“L'avvocato Ciocchéggiusto”: in uscita il nuovo libro della collana "A ruba"




L'avvocato Ciocchéggiusto”: Guida alla lettura

Il libro riprende il racconto a puntate pubblicato a partire dal settembre 2011 sul settimanale: “L'indipendente Lucano” e dedicato alle gesta giudiziarie e, soprattutto, extragiudiziarie di un avvocato immaginario in cui non è difficile scorgere una figura reale, anzi tante figure realmente esistite.
Diversamente dallo spirito della collana “A ruba”, in questo volumetto non sono riportati nomi e dati di politici, magistrati, avvocati e “quisque de populo” e, nemmeno, risultanze di indagini giornalistiche puntigliose e fastidiose. Non si tratta di un cambio di rotta e, paradossalmente, nemmeno di un cambio di genere letterario.
L'autore ha ritenuto opportuno fornire elementi ulteriori e più approfonditi di lettura delle inchieste già pubblicate nel corso di 12 anni di attività giornalistica e, soprattutto, elementi per comprendere come sia potuto accadere che un giornalista d'inchiesta sia stato costretto a seguire (da indagato o parte offesa) più di 480 procedimenti giudiziari ed 80 procedimenti disciplinari a carico di magistrati; tutto in soli dieci anni.
Dei tanti avvocati “Ciocchéggiusto” che si riconosceranno in questi racconti o che verranno riconosciuti dai lettori, ve n'è qualcuno che ha avuto un ruolo determinante nel perseguire la libertà d'informazione e coloro che hanno avuto l'ardire di scrivere delle sue gesta vere, con linguaggio continente e per fatti di pubblico interesse, senza chieder permessi e senza tributar sottomissione servile.
Questi racconti vogliono essere una testimonianza dei meccanismi mentali e pettegoli tipici delle città di provincia e delle personalità malate d'infantilismo che le popolano ma, ancor più, un monito per quel codazzo di professionisti, magistrati e codardi di ogni estrazione che all'avvocato Ciocchéggiusto tengono bordone; alzando la voce quando si sentono protetti dal branco e abbassando lo sguardo quando t'incontrano da soli.
Non è difficile immaginare cosa pensino quando le trame sono sconfitte e la giustizia trionfa. Loro, che hanno rinunciato per principio e difenderla, preferendo offenderla per poterne abusare e gli altri, i peggiori, quelli che sono stati a guardare, quelli che... danno la colpa a Lucia:
È un gran dire che tanto i santi come i birboni gli abbiano a aver l’argento vivo addosso, e non si contentino d’esser sempre in moto loro, ma voglian tirare in ballo, se potessero, tutto il genere umano; e che i piú faccendoni mi devan proprio venire a cercar me, che non cerco nessuno, e tirarmi per i capelli ne’ loro affari: io che non chiedo altro che d’esser lasciato vivere! ...Ci vuol tanto a fare il galantuomo tutta la vita, com’ho fatt’io? ...Un pochino di flemma, un pochino di prudenza, un pochino di carità, mi pare che possa stare anche con la santità ... E poi, se è cosí convertito, se è diventato un santo padre, che bisogno c’era di me? Oh che caos! Basta; voglia il cielo che la sia cosí: sarà stato un incomodo grosso, ma pazienza! Sarò contento anche per quella povera Lucia: anche lei deve averla scampata grossa; sa il cielo cos’ha patito: la compatisco; ma è nata per la mia rovina ...” (A. Manzoni - Cap. 23 – Promessi Sposi)
di Mattìa Solvéri (alias Nicola Piccenna)


p.s. per prenotare una copia del libro firmata dall'autore, effettuare un bonifico con offerta libera a Nicola Piccenna - c/o Unicredit IBAN: IT 87 E 02008 32974 023271681637 indicando nome e cognome della persona abilitata al ritiro del libro. Sarà possibile ritirare le copie prenotate in occasione delle presentazioni ufficiali della pubblicazione, previste in tutta Italia a partire dal dicembre 2016. Chi volesse ricevere il libro attraverso il servizio postale a domicilio, dovrà aggiungere un contributo di Euro 10,00 (20,00 per estero) per le spese di spedizione ed indicare l'intestatario e l'indirizzo per la consegna.





domenica 17 gennaio 2016

Che tristezza avvocato Buccico, che tristezza!

Che tristezza avvocato Buccico, che tristezza!


"... l'azione penale nei confronti degli odierni appellanti non avrebbe potuto neppure iniziare, comunque, non poteva essere proseguita e tantomeno giungere alla pronunzia di una sentenza di condanna in loro danno, sentenza che va dunque riformata con annullamento consequenziale anche delle relative statuizioni civili"

Le parole del giudice nella sentenza che assolve Nicola Piccenna, Nino ed Emanuele Grilli sono terribili:

"L'azione penale non avrebbe potuto neppure iniziare", però è iniziata ed un PM ha disposto la citazione diretta a giudizio;

“…non poteva essere proseguita”, ma è proseguita nonostante la difesa degli imputati avesse documentato quanto sancisce il giudice in appello;

non poteva “…giungere alla pronunzia di una sentenza di condanna”, invece vi è giunta.

Tutta questa storia, nata da una querela presentata da Emilio Nicola Buccico il 22.12.2008. ben oltre i termini di Legge, rende bene l'idea dell'aria che si respira nella Procura della Repubblica di Matera.

Avv. Emilio Nicola Buccico
Un avvocato, che certamente conosce la Legge, presenta una querela fuori dai termini di Legge.

Una Procura della Repubblica ed un Tribunale, che certamente conoscono la Legge, procedono sottraendo per sette anni (e otto giorni, la sentenza d’appello è del 30/12/2015!) alle strutture giudiziarie, ai cancellieri, magistrati e imputati. Tempo e risorse che non potevano (e quindi non dovevano) essere impegnate per attività giudiziarie inutili.

Emilio Nicola Buccico, avvocato penalista, incassa l'ennesimo giudizio avverso per non aver rispettato la procedura penale.

La Procura di Matera che ha sposato le tesi del noto avvocato, ha visto soccombere (per l'ennesima volta) le accuse formulate contro tre cittadini inermi.

Tre quisque de populo (come li ha definiti il difensore di Buccico, nella roboantecalunniosa e inutile arringa finale) hanno dimostrato per l’ennesima volta che non vince chi grida di più ma chi rispetta la Legge e le sue procedure.

Una lezione che servirà ai tanti “quisque de populo” che ancora nutrono dubbi sulla possibilità di non subire le ingiustizie ed i soprusi dei cosiddetti potenti.

Che tristezza avvocato Buccico, che tristezza la figura in cui ha trascinato quei due o tre magistrati che Le hanno retto bordone.






sabato 14 febbraio 2015

Quella libertà di stampa che non interessa (quasi) a nessuno

Quella libertà di stampa che non interessa (quasi) a nessuno

52 mesi or sono (ottobre 2010) il polso delle persone scese in difesa della libertà di stampa in Italia, segnava solo quindici interventi in difesa di un giornalista ingiustamente condannato per aver pubblicato notizie vere, di pubblico interesse e con linguaggio continente. Sul blog www.toghelucane.blogspot.com, questa la notizia pubblicata:

http://toghelucane.blogspot.it/2010/10/15-uomini-sulla-cassa-del-morto.html

sabato 23 ottobre 2010
Libertà di stampa: 15 uomini sulla cassa del morto
Al momento (ore 20:10 del 22/10/2010) sono diciannove i commenti al pensiero di Carlo Vulpio (http://www.carlovulpio.it/) sulla vicenda che vede coinvolto Giacomo Amadori (giornalista di Panorama) e Fabio Diani (appuntato della GdF in servizio a Pavia). Una vicenda emblematica di un'Italia che, quanto a democrazia, ha toccato un livello così infimo da dubitare che si possa mai risalire. Un giornalista pubblica notizie vere, di pubblico interesse, con un linguaggio consono e per questo viene indagato. Gli organi di stampa e televisione, l'ordine dei giornalisti, le penne illustri ed soloni di ogni occasione tacciono o, al limite, biascicano qualcosa. Poi ci sono i faziosi di ogni colore che, quando si accorgono di appartenere allo schieramento avverso (oggi a Panorama, ieri a Repubblica), danno addosso al malcapitato. La libertà di stampa è sacra quando incassi due milioni di euro all'anno o cinquantamila a puntata o tremila al mese, un delitto quando ad esercitarla è un malcapitato ostile a chi ti paga, poco o tanto che sia.

Capita così che i commenti al pensiero di Carlo Vulpio, irriducibile sostenitore del “liberi tutti”, siano solo 19. Nel mondo della rete, nell'era della globalizzazione, solo in 15 (alcuni sono intervenuti più volte) hanno voluto esprimersi sul tema delicatissimo della libertà di stampa che è poi il tema della libertà tout court. 15 uomini sulla cassa del morto. Filippo de Lubac



Qualche giorno fa, da questo blog, abbiamo lanciato una petizione per la difesa della libertà di stampa a cui hanno aderito in 35:

giovedì 5 febbraio 2015

Difendi la libertà di stampa: firma anche tu la petizione alla Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo
Un terribile attacco alla libertà di stampa è in corso in Italia. Da 10 anni, un giornalista è implicato in centinaia di procedimenti penali. Egli ha una sola colpa: lui ha scritto la verità. Inchieste giornalistiche che non piacciono ad un signore arrogante che crede di poter impedire la libera informazione. Firma per chiedere l'intervento della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Un terrible attaque sur la liberté de la presse est en cours en Italie. Depuis 10 ans, un journaliste est impliqué dans des centaines de cas criminels. Il n'a qu'un défaut: ils ont écrit la vérité. Les enquêtes menées par des journalistes qui ne aiment pas un gentleman arrogant qui croit qu'il peut empêcher l'information gratuite. Signature de demander l'intervention de la Cour européenne des droits de l'homme.

A terrible attack on freedom of the press is in progress in Italy. For 10 years, a journalist is involved in hundreds of criminal cases. He has only one fault: he wrote the truth. Investigations by journalists who do not like a gentleman arrogant who believes he can prevent the free information. Signature to request the intervention of the European Court of Human Rights.

Un terrible atentado contra la libertad de prensa está en curso en Italia. Durante 10 años, periodista está involucrado en cientos de casos penales. Él tiene un solo defecto: escribió la verdad. Las investigaciones de los periodistas que no les gusta un caballero arrogante que cree que puede evitar que la información libre. Firma para solicitar la intervención de la Corte Europea de Derechos Humanos.

Ein schrecklicher Angriff auf die Pressefreiheit ist in Arbeit in Italien. Seit 10 Jahren wird ein Journalist in Hunderten von Kriminalfällen beteiligt. Er hat nur einen Fehler: er die Wahrheit geschrieben. Untersuchungen von Journalisten, die nicht wie ein Gentleman arrogant, der glaubt, er kann die kostenlose Informationen zu verhindern. Signatur, um die Intervention des Europäischen Gerichtshofs für Menschenrechte zu verlangen.

Firma la petizione: Je Suis M. Nicola Piccenna

Oggi leggiamo sui giornali che l'Italia ha perso 24 posizioni nella classifica mondiale che misura la libertà di stampa in un Paese.

Nel rapporto di Reporter senza frontiere l’Italia al 73esimo posto a causa di «attacchi mafiosi» e «querele ingiustificate per diffamazione»:
http://www.corriere.it/cronache/15_febbraio_12/liberta-stampa-mondo-italia-perde-24-posizioni-73esimo-posto-eab023c0-b2c4-11e4-9344-3454b8ac44ea.shtml

Non ce n'eravamo accorti!

A noi sembrava che raddoppiare il numero di coloro che scendono in campo per difendere un diritto fondamentale per la democrazia e la civiltà sociale, in soli quattro anni, fosse una grande balzo in avanti!