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domenica 17 gennaio 2016

Che tristezza avvocato Buccico, che tristezza!

Che tristezza avvocato Buccico, che tristezza!


"... l'azione penale nei confronti degli odierni appellanti non avrebbe potuto neppure iniziare, comunque, non poteva essere proseguita e tantomeno giungere alla pronunzia di una sentenza di condanna in loro danno, sentenza che va dunque riformata con annullamento consequenziale anche delle relative statuizioni civili"

Le parole del giudice nella sentenza che assolve Nicola Piccenna, Nino ed Emanuele Grilli sono terribili:

"L'azione penale non avrebbe potuto neppure iniziare", però è iniziata ed un PM ha disposto la citazione diretta a giudizio;

“…non poteva essere proseguita”, ma è proseguita nonostante la difesa degli imputati avesse documentato quanto sancisce il giudice in appello;

non poteva “…giungere alla pronunzia di una sentenza di condanna”, invece vi è giunta.

Tutta questa storia, nata da una querela presentata da Emilio Nicola Buccico il 22.12.2008. ben oltre i termini di Legge, rende bene l'idea dell'aria che si respira nella Procura della Repubblica di Matera.

Avv. Emilio Nicola Buccico
Un avvocato, che certamente conosce la Legge, presenta una querela fuori dai termini di Legge.

Una Procura della Repubblica ed un Tribunale, che certamente conoscono la Legge, procedono sottraendo per sette anni (e otto giorni, la sentenza d’appello è del 30/12/2015!) alle strutture giudiziarie, ai cancellieri, magistrati e imputati. Tempo e risorse che non potevano (e quindi non dovevano) essere impegnate per attività giudiziarie inutili.

Emilio Nicola Buccico, avvocato penalista, incassa l'ennesimo giudizio avverso per non aver rispettato la procedura penale.

La Procura di Matera che ha sposato le tesi del noto avvocato, ha visto soccombere (per l'ennesima volta) le accuse formulate contro tre cittadini inermi.

Tre quisque de populo (come li ha definiti il difensore di Buccico, nella roboante, calunniosa e inutile arringa finale) hanno dimostrato per l’ennesima volta che non vince chi grida di più ma chi rispetta la Legge e le sue procedure.

Una lezione che servirà ai tanti “quisque de populo” che ancora nutrono dubbi sulla possibilità di non subire le ingiustizie ed i soprusi dei cosiddetti potenti.

Che tristezza avvocato Buccico, che tristezza la figura in cui ha trascinato quei due o tre magistrati che Le hanno retto bordone.






lunedì 26 gennaio 2015

Il degrado della Giustizia: Chieco e il Villaggio dei Turchesi

Il degrado della Giustizia: Chieco e il Villaggio dei Turchesi

Dopo Emilio Nicola Buccico, per numero di querele presentate, ma con un certo “distacco”, ecco collocarsi Giuseppe Chieco (all'epoca) Procuratore Capo presso la Procura della Repubblica di Matera.
Vi era certo una qualche forma di emulazione se, come accertò la Guardia di Finanza di Catanzaro durante una perquisizione eseguita nell'abitazione materana del Chieco, nel suo personal computer venne rinvenuto un file contenente il testo di una querela del Buccico che, ammise Chieco, egli intese utilizzare quale spunto per redigerne una a sua firma. Di questa querela narreremo in seguito, poiché si tratta di un procedimento tuttora in corso in sede di appello.o “distacco”, ecco collocarsi Giuseppe Chieco, all'epoca Procuratore Capo presso la Procura della Repubblica di Matera.
Siamo nei primi mesi del 2007 e la vis querelatoria contro gli articoli de “Il Resto” tocca il suo apice. Praticamente per ogni uscita (settimanale) vengono presentate una o più querele. A volte lo stesso articolo viene querelato da più persone ed invocando la competenza di diverse Procure. Il risultato è una moltiplicazione dei procedimenti penali cui seguirà una moltiplicazione delle udienze.
Tutti i procedimenti terminati con sentenze oppure ordinanze definitive, si sono conclusi con l'affermazione dell'innocenza dei giornalisti. Ma, il vero paradosso, è che per alcuni procedimenti “doppi”, sorti cioè dalle medesime doglianze, per gli stessi articoli, con coincidenza dei querelanti, i giudici delle udienze preliminari hanno continuato a disporre i rinvii a giudizio. Per cui, tra le tante storture che limitano la possibilità di continuare a svolgere il nostro lavoro di giornalisti, vi è anche quella di dover rispondere ai giudici per delitti certamente non commessi per i quali è impossibile che non si arrivi all'assoluzione per “ne bis in idem”. Appare chiara la conclusione da trarre sul perché un giudice, informato attraverso le formalità di rito, rifiuti di prendere atto dell'inutilità di proseguire nel processo con ulteriori udienze, citazioni, testimonianze, carte, carte e ancora carte; a volte persino in bollo!
Nel presentare il procedimento 2544/2007 presso il Tribunale di Catanzaro, nulla si deve aggiungere agli atti ufficiali del fascicolo, culminanti con una sentenza chiarissima. Solo il rammarico che, a distanza di otto anni e dopo un proscioglimento divenuto definitivo a maggio 2014, noi giornalisti siamo ancora sotto processo (per gli stessi articoli, su querela dello stesso Chieco, presso lo stesso Tribunale, su richiesta della stessa Procura).
Il Giudice dell'Udienza preliminare è chiarissimo: “...Orbene manifesta è, alla luce di tali emergenze, la veridicità del contenuto degli articoli dedicati all'argomento appena esaminato e ciò anche alla luce delle stesse ammissioni del diretto interessato... Acclarata la verità storica delle notizie divulgate, pacifica appare l'operatività nella vicenda in esame dell'esimente del diritto di cronaca giudiziaria anche nella forma putativa atteso l'evidente interesse sociale delle notizie pubblicate e, comunque, l'assenza negli articoli redatti dal PICENNA di contumelie o offese gratuite finalizzate a immotivatamente aggredire la sfera personale del soggetto passivo. Consegue da quanto detto che, in favore degli odierni imputati, va emessa una sentenza di non luogo a procedere \n ordine al delltto loro contestato perché il fatto non costituisce reato...”.
La Procura di Catanzaro, chiede il rinvio a giudizio senza aver svolto alcuna indagine circa la fondatezza delle notizie riportate negli articoli contestati. Scrivere di un magistrato costituisce diffamazione “a prescindere”, anche se si scrive il vero, come in questo caso. Poi occorrono sette anni per venirne fuori!
Diversamente, il Dr. Chieco è andato tranquillamente in pensione senza aver mai dovuto rispondere di quei comportamenti e degli atti da lui assunti in veste di Procuratore Capo di cui chiedevano conto gli articoli pubblicati. Richiesta che tanto lo aveva disturbato spingendolo a querelare ingiustamente, poiché tutto quanto riportato era, e si è dimostrato, assolutamente vero.

consulta gli atti all'indirizzo:

domenica 25 gennaio 2015

Emilio Nicola Buccico e le molestie inesistenti

Emilio Nicola Bucicco si duole del fatto che sul marciapiede di una pubblica strada della città di Matera si sia incrociato con Nicola Piccenna, giornalista. Questi non gli ha rivolto la parola, nemmeno gli ha indirizzato gesti e attenzioni di sorta. Ma l'avvocato lamenta molestie inesistenti, come accerterà la Procura in seguito alla improvvida querela. Emerge dagli atti che l'infondata querela di Buccico produce un discreto carico di lavoro per gli uffici giudiziari della Procura di Matera che verbalizzano quattro interrogatori e tutti gli atti necessari all'apertura e archiviazione del fascicolo impegnando il Pubblico Ministero, il Giudice delle Indagini preliminari, Ufficiali di Polizia Giudiziaria, Cancellieri e ufficiali giudiziari. Tempi e costi che gravano sul sistema giudiziario per una querela che lamenta un fatto non costituente alcuna reato, come si legge nel testo della richiesta di archiviazione accolta dal GIP: "Infatti, il posizionarsi vicino ad una persona, in una pubblica via, senza peraltro infastidirla in altro modo, non pare comportamento penalmente rilevante".
L'avvocato Emilio Nicola Buccico certamente conosce la Legge Penale, perché presentare una querela per un fatto non penalmente rilevante?



sabato 18 maggio 2013

Richiesta scritta e risposta orale: Celestina Gravina docet


Il Procuratore, l'informazione e i fatti privati: l'allarme della Procura Nazionale antimafia non merita chiarimenti

Nel dicembre scorso, la Procura Nazionale Antimafia aveva scritto a proposito della Procura della Repubblica di Matera: <<...la Procura della Repubblica di Matera, le cui “difficoltà comunicative” con la DDA di Potenza e la riottosità ad attuare il Protocollo di intesa con questa stipulato, possono ben sintetizzarsi nella opposta valutazione del fenomeno “incendi”... ...La lapidaria relazione dei C.C. di Matera, sostanzialmente conforme a quella degli altri organi di Polizia Giudiziaria; - in assoluta coerenza con l’ostinato e pervicace rifiuto con la locale Procura della Repubblica di affrontare i pur sospetti episodi di estorsione; traffico di stupefacenti; atti di intimidazione; quali “reati spia” di una potenziale presenza di criminalità di tipo mafioso – nega l’esistenza nel territorio di qualsivoglia attività criminosa riconducibile alla criminalità organizzata. Particolare preoccupazione nel Materano, riveste il fenomeno dell’usura, sulla quale sono state condotte importanti indagini>>
Questo giornale, nel riportare il non certo edificante giudizio espresso dalla Procura Nazionale Antimafia sull'operato della Procura della Repubblica di Matera, interpellava il Procuratore Capo, D.ssa Celestina Gravina: “Con la presente, si chiede all'Ill.mo Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Matera, di voler concedere una intervista allo scrivente Nicola Piccenna cell. 393.2542005, redattore de "L'Indipendente Lucano", in merito a quanto pubblicato sul citato periodico nelle date 2/2/2013, 16/2/2013 e nel prossimo numero in uscita in data 2/3/2013 (di cui si allegano copie in formato pdf. In anteprima per quanto concerne il numero di prossima pubblicazione). Si vogliono approfondire, in particolare, il giudizio espresso dalla Direzione Nazionale Antimafia circa l'operato della Procura di Matera, le affermazioni del Dr. Gaetano Bonomi contenute negli atti giudiziari del Procedimento Penale "Toghe Lucane Bis" e le valutazioni circa l'accessibilità agli atti dei procedimenti penali definiti e tenuti da Codesta Spettabile Procura della Repubblica. Qualora l'ill.mo Procuratore non ritenesse di concedere l'intervista, saremo comunque ben lieti di pubblicare eventuali precisazioni, rettifiche e/o dichiarazioni inerenti gli argomenti d'interesse di cui innanzi. In attesa di cortese riscontro, voglia gradire i nostri migliori auspici per il prosieguo del delicato mandato intrapreso. Nicola Piccenna redattore de L'Indipendente Lucano”
In risposta all'istanza, la D.ssa Gravina ha vergato a mano una frase con cui comunicava di non voler concedere l'intervista e non voler fornire precisazioni o dichiarazioni in quanto la richiesta era considerata di carattere “privato”. Orbene, corre obbligo precisare alla D.ssa Gravina: 1) che questo giornale ed i suoi giornalisti non hanno mai avuto e non hanno alcun interesse alle sue vicende private e che tali non possono ritenersi quelle che concernono l'operato di Procuratore della Repubblica; 2) che i gravissimi giudizi espressi dalla Procura Nazionale Antimafia rivestono carattere di estremo interesse pubblico poiché crea allarme sociale “l’ostinato e pervicace rifiuto con la locale Procura della Repubblica di affrontare i pur sospetti episodi di estorsione; traffico di stupefacenti; atti di intimidazione; quali “reati spia” di una potenziale presenza di criminalità di tipo mafioso”; 3) che le decisioni assunte circa le istanze sottoposte al Suo vaglio, non possono essere comunicate agli istanti solo ed esclusivamente oralmente. La tradizione orale non rientra nel costume giuridico vigente sul suolo Italiano sin dai tempi dei Romani. Stravagante e priva di qualsiasi logica la disposizione con cui la D.ssa Gravina nega l'accesso e la copia del suo provvedimento di rifiuto disponendo che tale Sua decisione venga comunicata solo attraverso la lettura. Ancor più inspiegabile e sconvolgente che la D.ssa Porzia Ilvento, Dirigente amministrativo, si sia rifiutata di rileggere una seconda volta il dispositivo all'esterrefatto giornalista!
Claudio Galante